ROMA-OTTAWA: BIGLIETTO DI SOLA ANDATA

Ottawa, 13 agosto 2019

È trascorso più di un mese da quando ho lasciato l’Italia e Roma, per trasferirmi in Canada, a Ottawa. Non mi sono ancora ripresa dalla fatica del trasloco e le emozioni della partenza e dell’approdo sono ancora molto vive.
Il 26 giugno, il giorno in cui sono partita, ho salutato famiglia e amici con queste parole: Lascio il paese con i miei bambini. Destinazione Ottawa, Canada. Arrivederci Italia, porterò nel cuore le tue città, le tue piazze, i tuoi musei, il mio amato mare Jonio, L’Appennino Lucano, Potenza e Tricarico, dove sono cresciuta, Napoli, dove sono nata, Pisa, dove ho studiato e la meravigliosa Roma, Città Eterna e unica al mondo, dove ho vissuto per quasi vent’anni. Viva l’Italia. 

Partita dal paese dell’Arte, mi ha accolto l’abbraccio della Natura.

Al mio arrivo, in piena estate, ho scoperto una città piena di verde e di corsi d’acqua.

Che gioia poter scendere al fiume in bicicletta, da casa mia, pedalare veloce con l’aria fresca e profumata sul viso, incontrare nel mio percorso scoiattoli, castori, uccelli di ogni specie, papere sul ciglio del sentiero.
Mi sento felice ed eccitata, anche se mi sveglio rimbambita, senza forze e spesso con il mal di testa. La quotidianità in casa è disordinata e con poche soste. Passo minimo due ore ogni giorno a fare pulizie di casa (se non tre), poi cerco, con grande fatica, di buttare fuori in strada e al parco i miei tre bambini, nativi digitali, che preferirebbero passare ore su tablet e tv. Li porto in giro in bicicletta, poi a fare la spesa, poi nei negozi di mobili, dove litigano tutto il tempo per decidere chi deve avere la scrivania più bella e la camera più spaziosa. Si lagnano, giustamente, del fatto che non hanno ancora amici e non sanno cosa fare. Aiuto!!! Alla fine mi hanno salvato i summer camps.

Per giorni non ho avuto la macchina. Bisogna fare l’esame di guida, con prova scritta e prova su strada, per poter acquistare una automobile. Una sera mio marito Steve è tornato a casa con la faccia scura dalla rabbia. “Che cosa è successo?” Gli chiedo. “Mi hanno bocciato alla prova di guida. Un ragazzo ventitreenne, che non era ancora nato quando io ho preso la patente, mi ha detto: You have too many bad habits!”. Ho iniziato a ridere senza riuscire a fermarmi. È l’episodio più divertente che ci sia capitato da quando stiamo qui: dopo più di vent’anni di guida romana, nel selvaggio caos della città, sulla tangenziale e sul sacro GRA, non ci siamo ancora abituati a questo ordine controllato, sicuro ma noiosissimo e privo della inventiva italiana al volante! Forse mio marito, americano che ha vissuto più a lungo a Roma che in qualsiasi altro posto, aveva dimenticato il modo nordamericano di guidare (gli inseguimenti folli dei film di Hollywood sono solo fiction) e si è trovato spiazzato.

Ottawa, 17 luglio.
Nostalgia del bidet.
Non riesco a trovare il tempo per farmi l’henné ai capelli, che sono tutti grigi, le unghie sono a pezzi e mi manca il bidet da morire. Lo sapevo che la mancanza del bidet sarebbe stato un problema.

Nostalgia di Roma e delle sale cinema italiane.

Mia figlia Viola, che tra pochi giorni compie nove anni, mentre aspettavamo in un cinema multisala che iniziasse il nostro film, osservando l’ambiente, mi ha detto: “Mamma, mi manca Roma”. Le ho chiesto: “Cosa ti manca di Roma?” Mi ha risposto: “La bellezza e l’antichità”. “E poi… Lì i cinema erano… Normali”. Le sale cinema un po’ delabrée, con le poltrone scomode e l’ambiente piccolo le fanno nostalgia. 

Ottawa, 22 luglio.

La gioia della scoperta e della novità prevale in me e mi lascia intendere quanto la vita sia ricca e piena in ogni sfumatura, ogni dettaglio, ogni singolo momento.
Stamattina, mentre ero andata in centro per fare un documento all’Ambasciata italiana, all’improvviso ho visto per strada la sfilata quotidiana del cambio delle guardie della regina Elisabetta: il Canada fa parte del Commonwealth.  Ero felice come una bambina per la sorpresa. Mi sono messa a correre per fare delle foto e mi dispiace di non essere riuscita a fare un video.

Peccato che, al mio ritorno, i bambini avevano quasi incendiato la casa con il tostapane, mentre io fotografavo le guardie della regina, rischiando l’arresto.

Sono ancora frastornata dal cambiamento, ma mi sento molto felice per il franco calore con cui ci hanno accolto le persone.

I vicini sono tutti ad aiutare. Ci hanno prestato la macchina, il tagliaerba e gli attrezzi per il giardino, invitano i nostri bambini a giocare nelle loro piscine. Un giorno un signore in pensione che abita di fronte casa mia mi ha bussato alla porta, chiedendomi di cosa avessi bisogno, e mi ha portato in giro a fare acquisti.

Ci hanno prestato un tavolo, perché i primi giorni mangiavamo con i piatti sulle ginocchia. Il tavolo da giardino che avevamo ordinato, in attesa dei nostri mobili dall’Italia, non ci era ancora stato consegnato. Ma noi eravamo talmente felici di esserci riuniti, marito e moglie, bambini con padre e le due gatte gemelle, separati per tre mesi e ora di nuovo insieme, che non badavamo al fatto di non avere ancora un tavolo dove mangiare.

Un giorno Giada, una delle nostre due gatte nere romane cresciute in appartamento, è sparita e non è tornata per una settimana. C’è stato un tam- tam generale nel quartiere, per aiutarmi a ritrovarla. Ho ricevuto e-mail e visite. Una tarda sera il mio giovane vicino, con un figlio neonato e il più grande di due anni, è venuto a bussarmi alla porta, perché gli era sembrato di veder girovagare la gatta nel suo giardino. Esiste anche un servizio comunale efficientissimo per gli animali domestici smarriti, che registra tutti i dati e indirizza nella ricerca.

Alla fine Giada è tornata, più libera e selvaggia che mai. La sera spesso ci porta come trofeo un topolino morto tra i denti e inizia a sgranocchiarlo sotto i nostri occhi esterrefatti. Viva la Natura!

Confusa e felice mi sento, come quello scemo titolo di quella scema canzone che mi piaceva tanto quando avevo vent’anni. Confusa dalla lingua, che qui ha una pronuncia difficile per me, confusa dalle nuove abitudini e usi pratici che devo apprendere. Io, che pratica non sono stata mai. Piuttosto imbranata nel quotidiano, qui a volte mi sento persa. Ho sempre odiato guidare e ho sempre odiato fare la benzina al self service. In Canada ci sono quasi solo distributori self service. L’altro giorno sono andata da un signore al distributore e gli ho detto: Scusi, sono arrivata dall’Italia da un mese, non so come si mette la benzina, può aiutarmi? Lui mi risponde, in italiano: “Ciao bella!” E poi, in inglese: “hai messo la macchina al contrario, devi girarla, altrimenti la pompa non arriva al serbatoio…” Confusa, felice e scema!

Ottawa, 31 luglio

Ieri sono venuti i trasportatori e ci hanno consegnato tutti i mobili da Roma.
Ora è mattina presto. È straordinario come la luce chiara del mattino e la presenza dell’albero del mio giardino riescano a rendermi felice nel caos più totale del trasloco. Questa immagine, un quadro di interni in disordine, mi sembra una metafora della mia vita e della vita in generale. Lo sconvolgimento radicale dell’espatrio in un altro continente, il disagio del trasloco e del disordine convivono in me con la pienezza dell’istante di luce e tempo e la felicità del cambiamento.

Ieri svegliata all’alba mi sono catapultata fuori di casa al fiume per un’ora di bici profumi nell’aria fresca luce chiara fiume quasi senza corrente come un lago tornata a casa felice svegliati bambini per colazione disfatto cartoni fatto lavatrici steso panni riscaldato avanzi per pranzo pulito la cucina disfatto cartoni fatte quattro lavastoviglie lavati piatti a mano disfatto cartoni  ore 18.45 scolato una birra fumate tre sigarette una dopo l’altra cucinato passato di verdure e grigliato bistecche di agnello scolata mezza bottiglia di Cabernet Sauvignon rosso dal sapore di uva matura e ciliegie fumate sigarette di nuovo felice crollata a dormire in sette secondi.

Bilancio del trasloco: sono a pezzi, ho una tendinite al braccio fortissima per via del facchinaggio e del sollevamento pesi, mi sveglio con le mascelle dolenti per il bruxismo notturno, ho le gengive irritate per lo spazzolamento troppo energico, ho la pancia gonfia per la mia colite cronica e mi si addormentano il braccio destro e le dita della mano destra per una cervicale. Vado continuamente in bagno e ieri sono stata dal dottore. Diagnosi: “Signora, per la sua ansia non posso fare granché… Facciamo qualche analisi, ma provi a riposare”. Il tracollo fisico proprio non me l’aspettavo: sono sempre stata una guerriera.

Cazzo, quanto è tosta questa sfida transoceanica, transnazionale e interculturale! Vi terrò aggiornata sugli sviluppi.

4 commenti su “ROMA-OTTAWA: BIGLIETTO DI SOLA ANDATA”

  1. Ciao Brunella, ti auguro tante cose
    Belle, soprattutto di essere felice e di stare bene… Complimenti per i tuoi figli sono bellissimi.
    Un abbraccio affettuoso

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