More Sweetly Play the Dance, 2015

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È il titolo di uno dei capolavori di William Kentridge, artista sudafricano di fama internazionale, in mostra alla National Gallery of Canada, a Ottawa. In una delle sale del museo la video installazione a 8 canali è allestita su un fondale di grandi schermi disposti a semiellissi. Alcune sedie, ognuna diversa dall’altra per tipologia e design, e tre megafoni sono disposti al centro della sala e i visitatori sono invitati a sedersi e guardare il video per quindici, intensi e immersivi minuti.



La prima volta che ho visto quest’opera ne sono rimasta incantata e ho voluto rivederla di nuovo. In una recente visita al museo, sono tornata a riammirarla, stavolta più concentrata a coglierne significati e particolari.

Una processione di figure percorre l’intera sala, a volte danzando, sullo sfondo di periferie in abbandono di Johannesburg, la città natale di Kentridge.

Nell’ouverture, un danzatore balla roteando su se stesso e procedendo veloce su una musica tribale ritmata. Lo segue una figura che lancia dietro di sé , foglie o fogli come semi sparsi al vento. La musica gioiosa di una banda accompagna tutta la processione. Anche i malati di Ebola trascinano lentamente gli apparecchi per la flebo, sulle note allegre di trombe e tromboni.

Minatori, politici che tengono comizi, danzatrici, contadini che tirano i carri tradizionali sudafricani, portando soldati-ballerine: una sorprendente teoria di personaggi, ognuno con una storia da immaginare.

L’opera parla di Johannesburg, della sua gente, della storia complessa del Sudafrica coloniale e contemporaneo e dei temi sociali e politici legati all’apartheid. La processione è intessuta di motivi e temi del passato e del presente, è un intreccio di politica, storia, denuncia, speranza.

Video, disegni a carboncino, sculture e performance compongono l’opera in un insieme armonico e perfetto, in cui si alternano i registri dell’andante allegro e del comico con il tragico e l’orrido, nel tipico stile di Kentridge.

Con una più attenta osservazione dell’opera, è possibile cogliere alcuni particolari e motivi che ricorrono nell’opera dell’artista. Alcuni di essi sono presenti anche in un’altra affascinante processione, ideata da Kentridge durante lo stesso anno, il 2015, e inaugurata nell’aprile 2016 a Roma: Triumphs and Laments, il murale di 500 metri realizzato dall’artista sui muraglioni ottocenteschi che delimitano le sponde del Tevere.

La processione di Roma è un richiamo a tutta la storia passata e presente della Città Eterna, realizzato con la straordinaria capacità immaginifica e fantastica di Kentridge: soldati romani e trionfi, il funerale di papa Gregorio VII, la lupa capitolina che allatta due vasi, Anita Ekberg e Marcello Mastroianni che fanno la doccia in una vasca da bagno con le rotelle, la Renault rossa con il cadavere di Aldo Moro, sormontata dalla Santa Teresa in estasi di Gian Lorenzo Bernini. Sotto, un cumulo di corpi, i soldati romani che uccidono i barbari come dal bassorilievo del Sarcofago della Battaglia Grande Ludovisi, conservato a Palazzo Altemps a Roma.

 La mia costellazione privata, Roma-Ottawa, si è intrecciata per caso con una costellazione pubblica: la stretta relazione tra due opere dell’artista in due luoghi cosi distanti e diversi.

Grande maestro, William Kentridge!

Brunella, dal Canada

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