Il problema è la soluzione

Non è facile scrivere un articolo che non sia sul coronavirus, ai tempi del coronavirus.

Ogni tema ci riporta a questo argomento unico, perché ogni aspetto della nostra vita è stato toccato dalla pandemia.

Questa emergenza mondiale ha, indiscutibilmente, messo in evidenza due cose:

la prima è il principio olistico su cui si basa il mondo: siamo un corpo unico, indissolubilmente interconnessi.

La seconda è la natura cangiante di tutte le cose. Per quanto pauroso ci risulti pensarlo, siamo fragili. Dove crediamo ci sia solidità, c’è fragilità. Dove vediamo stabilità c’è, invece, continuo cambiamento.

Ci troviamo di fronte all’evidenza che non vi è nulla di certo, nulla di solido e tutto può cambiare, mentre noi siamo abituati a “dare per scontato”, a mettere in conto solo cambiamenti prevedibili.

Certo, siamo esseri umani, nessuno di noi ha raggiunto “l’irreversibile liberazione della mente”, ma possiamo allenarci a pensare alla sofferenza, come a qualcosa che fa parte della vita. Non credo faccia bene, per esempio, usare, in riferimento alla malattia, termini come combatterla oppure sconfiggerla. E non perché dobbiamo rassegarci a qualcosa di inevitabile, non perché non dobbiamo superare la malattia o il dolore, ma per qualcosa di molto diverso: non abbiamo il potere di arrestare il tempo o cambiare la realtà, ma abbiamo il potere di cambiare il modo in cui viviamo. Possiamo non perdere la capacità di vedere il bello o il bene, possiamo scegliere di non subire i condizionamenti della mente giudicante, che vede solo il brutto. E possiamo prenderci cura di noi e del nostro cuore, se non ci riusciamo.

Io ho molte paure.
Ho paure legate alla malattia. E non ne scriverò.

E ho paure legate al dopo. Come sarà il mondo dopo?
A volte temo che la consapevolezza di quanto siamo interconnessi, porterà a nuove chiusure, invece che a nuove aperture. Ho paura che non sarà facile girare per il mondo, darsi abbracci, starsi vicini. Ho paura che passerà troppo tempo, prima di poter tronare a casa, prima che sia di nuovo possibile guardare un quadro da vicino, passeggiare a braccetto, andare a teatro, sentire l’odore degli altri, rotolarsi insieme in un parco giochi.

Per quanto tempo i nostri figli studieranno online? Per quanto non avranno un compagno di banco? O una partita di basket? Per quanto non potranno fare un pic-nic o rimanere sdraiati sulla sabbia calda a godersi il sole e il sale del mare?

Ci sono preoccupazioni maggiori, lo so. Fin troppo bene lo so. Questo non significa affatto che dobbiamo trascurare le nostre sfumature. Dobbiamo prenderci cura dei nostri dispiaceri, di tutti! E’ quello di cui siamo fatti. E’ quello che ci manca. E so che devo aver cura e compassione di queste paure e so che la strada è l’accettazione, non la rassegnazione. So che sono avvezza a guardare il mondo con i miei occhiali, ma so anche che se li tolgo, seppur brevemente, potrò vedere molte più cose e con molti meno filtri.

Non ho molto da dire su questo virus. Ho solo considerazioni sparse, che vi ho scritto di getto.
Vi lascio con una citazione, dal libro L’audacia di vivere:

Osare vivere significa essere consapevoli che ogni istante si nasce, si muore, si rinasce, si perde ciò che siamo per diventare altro. Significa non avere più paura di ciò che portiamo in noi stessi: questa è la vera via spirituale.

6 commenti su “Il problema è la soluzione”

  1. Brava Manu, bellissima riflessione sulla condizione umana, perennemente in lotta con i cambiamenti della natura. Siamo di corta memoria perché siamo troppo piccolo.

    1. Si… e fatichiamo ad accettare che, la natura, è qualcosa di cui facciamo parte, ma che è molto più grande di noi. Va oltre noi ♥️

  2. Cara Manuela,
    è il senso dell’esistenza umana a essere messo in discussione. In questi giorni mi danno sollievo gli animali e la natura che segue il suo ciclo circolare. La normalità è il tempo circolare della natura, e non il tempo progressivo delle sorti umane.

    Grazie per le tue riflessioni. Mi piace immaginare come sarà bello rivederci e riabbracciarci, dopo un lungo tempo e un lungo viaggio, da un continente all’altro, senza più paura.

    Brunella

    1. La natura. Anche a me, moltissimo. Mi sento più che fortunata a poter ancora camminare in posti isolati.
      Grazie di cuore Brunella

  3. L’accettazIone del cambiamento è uno dei principi cardini della fede. In alcuni tuoi punti ho ritrovato ispirazioni di teologia morale. Prima del corpo muta lo spirito ed hai saputo trasmettere questo pensiero con semplicità e bellezza. Auguriamoci la gioia.

Rispondi a CARMINE Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *