I vicini di casa

Questa sono io, alle prese con i fuochi d’artificio il 1 luglio 2020 per la festa nazionale del Canada.

“Come è vivere in una casa indipendente e in un quartiere senza condomini? Non riesco ad immaginarmelo”, mi chiede Marina da Roma. Anche io, come lei, sono nata e cresciuta in un condominio e tutte le case in cui ho vissuto, a Potenza, a Pisa, a Roma erano appartamenti di condominio.

Vivere in un’abitazione e in un contesto urbano così diverso è stata per me un’esperienza nuova e divertente.

Da bambina immaginavo le realtà dei suburbs nordamericani attraverso i film e le serie tv. Mi faceva impazzire Fonzie, il protagonista di Happy Days, che entrava e usciva nella casa di Ritchie dalla porta della cucina.

Poi mi chiedevo: ma non hanno paura ad avere le finestre sulla strada? E se entrano i ladri?

Ho poi sperimentato nella mia vita romana, per ben due volte, che i topi di appartamento si arrampicano anche sulle grondaie, dalle tettoie e riescono ad entrare in casa dal balcone.

Mio marito, un anno dopo il nostro incontro, mi ha portato negli States a conoscere la sua famiglia. Sono stata ospitata per alcuni giorni nelle loro case dai frigoriferi giganti, elettrodomestici del futuro e garage super attrezzati, talmente pieni zeppi di roba, da costringerli a lasciare fuori le loro grandi macchine familiari. D’estate ho partecipato alle loro feste di famiglia nei backyards, nei giardini retrostanti delle case, dove si mettono sulla griglia la carne e le pannocchie di mais.

Da adulta ho sempre preferito l’anonimato della grande città e le passeggiate da sola senza meta in quartieri mai visti, popolati da visi sconosciuti. Forse è successo perché sono cresciuta in una città di provincia e, per il mio carattere, ho sentito il bisogno di volare altrove.

Adesso che la vita mi ha catapultato dall’altra parte dell’oceano, mi sono ritrovata in una capitale moderna, ma poco popolosa e soprattutto estesa su un territorio molto vasto. La densità abitativa a Ottawa è molto bassa, soprattutto in quartieri come il mio, lontani dal centro cittadino. Le strade sono ampie e le case, circondate da giardini, sono distanti l’una dall’altra. In tempo di pandemia è stata una fortuna poter avere un giardino di sfogo e non dover condividere gli spazi condominiali.

In questo grande paese, il Canada, e in questa incredibile, allegra strada del mio quartiere ho scoperto un calore umano, una generosità e un’apertura che non dimenticherò mai. Non conoscevo nessuno e sono tutti venuti a conoscermi, sicuramente presi un po’ dalla curiosità, ma con un animo sincero e diretto.

Mi hanno aiutato fin dal primo giorno con tutto ciò che mi mancava. Mi hanno dato informazioni pratiche e consigli per ambientarmi meglio in città.

Mary e Michel.

Dopo pochissimi giorni dal mio arrivo a Ottawa, Mary e Michel, che vivono nella casa accanto alla mia, sono venuti a conoscerci e a dirci che la sera del primo luglio, giorno della festa nazionale del Canada, ci sarebbero stati i fuochi d’artificio in città, visibili dalla cima della collina vicino casa.

Siamo andati insieme: abbiamo preso alcune sedie pieghevoli e abbiamo camminato chiacchierando. Lo scorso luglio i fuochi sono stati annullati a causa del CoVID. Il gruppo dei vicini non si è perso d’animo: si sono organizzati, hanno condiviso le spese e hanno acquistato un arsenale di botti e fuochi, così grande, che non si vedrebbe nemmeno a Napoli. Il primo luglio sono andati sulla collina e, a distanza di due metri l’uno dall’altro, hanno sistemato le batterie e poi, coordinandosi per iniziare uno dopo l’altro, hanno acceso i fuochi. È stato uno spettacolo bellissimo e improvvisato e il quartiere, con un passaparola, si è ritrovato a guardare i fuochi dalle proprie case.

Mio marito Steve.
I fuochi d’artificio sulla collina del quartiere.

Mia figlia Viola, che mi somiglia molto, i primi giorni ha imbracciato la sua bici ed è andata in giro a fare la conoscenza del vicinato. Cercava nuovi amici e raccontava le nostre storie italiane. Un giorno ha fatto capolino tra le assi dello steccato del giardino dei vicini, subodorando la presenza di una piscina.

“Sei francese?” Le ha chiesto Michel, cercando di indovinare il suo accento. “No. Sono italiana”, ha risposto Viola.

Da allora, i miei bambini hanno trascorso molte ore felici sguazzando e giocando nella piscina di Mary e Michel. Per me è stato un aiuto impagabile: ho potuto sistemare la casa appena dopo il trasloco. Non avevamo i mobili, ancora in viaggio sulla nave partita dall’Italia, e mangiavamo in sala da pranzo con i piatti sulle ginocchia. Mary e Michel ci hanno prestato un tavolo dove poter mangiare. Usiamo noi la loro seconda macchina, perché loro non la usano e la tengono di scorta, ma ce la prestano prontamente, ogni volta che ne abbiamo bisogno.

Al e Sue.

Al e Sue sono i miei anziani vicini che vivono in una delle case di fronte alla nostra. Anche loro sono venuti a conoscerci, appena arrivati nel quartiere. Al mi ha aiutato per tutto. Non avevo ancora una macchina e mi ha portato in giro a fare la spesa, a comprare piante, a curiosare per i negozi del quartiere.

Lui ha l’hobby della falegnameria e della lavorazione del legno. Gli ho commissionato il lavoro di una libreria a parete, che ha costruito a casa mia con sua moglie, realizzando uno splendido lavoro.

I loro occhi azzurri sono sinceri e affettuosi e non potrei dire di aver conosciuto persone migliori in vita mia.

Adesso Al insegna a mio figlio David come usare gli attrezzi da lavoro, la sega elettrica, la sabbiatrice. Osservandoli lavorare assieme, mi sembra di vedere un nonno e un nipote. Il nonno di David è lontano adesso e purtroppo non possiamo vederlo, perché la pandemia non ci permette di viaggiare.

Al, David e Steve al lavoro in garage.

Poi ci sono i festaioli: Matt e Andrée e Jennifer e John.

Steve li ha osservati per un po’, passando tutte le sere a piedi davanti a casa loro e dicendomi: “Mi piacciono loro: fanno casino. Voglio conoscerli”.

E così loro, sempre fuori a chiacchierare e bere un bicchiere insieme, ci hanno allietato le sere della primavera e dell’estate “CoVID”, in cui, a debita distanza e all’aperto, abbiamo potuto svagarci un po’.

Il progetto di questo inverno è comprare in comune una stufa, come quelle dei ristoranti all’aperto. Non credo che potrà funzionare a meno 20 gradi, ma ci proveremo, ogni sera dal clima più mite.

John.

John è di origine danese, ma è nato in Canada. Di rara simpatia, è una roccia di carattere e di fisico e mi ricorda nel suo aspetto un guerriero barbaro, pronto a fare a pezzi un soldato romano.

Jennifer.

Sua moglie, Jennifer, è vivace, iperattiva e allegra. Con lei ho trascorso le migliori serate, ballando, ridendo e bevendo vino. Mi ha insegnato a fare giardinaggio e a ripulire il prato dalle erbacce. Non mi sono mai divertita così tanto come con lei. La scorsa estate, un ballo improvvisato da noi due su un pezzo di James Brown, in mezzo alla strada, è diventato un video memorabile per gli amici.

Matt, la sera di Halloween.
Andrée.

Matt e Andrée sono la coppia inseparabile: sempre insieme, in bici, fuori casa a chiacchierare con gli amici, in giro a fare le spese per sofisticati pranzi e cene.

Sono il centro e il cuore pulsante della nostra strada. Il venerdì sera tutti vanno da Matt e Andrée, nel loro salotto Covid  allestito davanti casa, dove accolgono tutti, a debita distanza fisica, ma senza alcuna barriera di altro tipo.

Generosi e allegri, sono sempre pronti a aiutare, offrire ciò che ti manca e dare consigli pratici per conoscere meglio la città.

Robin e Trevor.

Trevor e Robin si sono trasferiti da poco qui nella via. Hanno due bambini e vivono con i genitori di lui, Howard e Irene. Alcuni giorni fa Trevor ha festeggiato il suo compleanno, facendosi portare nel giardino di casa mucche, capre, conigli. Tutti passavano e si fermavano incuriositi, dando da mangiare agli animali e chiacchierando. È diventata una bella festa per tutto il quartiere,  per grandi e piccoli.

Al gruppo duro e puro della strada si aggiungono gli amici che vivono nel quartiere, ma un po’ più lontano.

Raman.
Anita con Orion.

Raman e Anita sono la coppia più bella: hanno due figli maschi dell’età dei miei. Grazie a loro e alla loro amicizia, i miei bambini hanno potuto affrontare il primo lockdown, giocando insieme fuori casa e andando in bici insieme a loro.

Colti e intelligenti, sono stati tra i primi cari amici che abbiamo. Questa estate ci hanno ospitato nella loro piscina e hanno fatto giocare i nostri bambini. Mille volte li hanno tenuti a pranzo e a cena da loro e gli hanno fatto esplorare sapori e piatti diversi. I “Ramen noodles” di Raman sono un must oramai.

Pierre, il loro vicino, fa giocare sempre tutti i nostri bambini e questa estate ha fatto loro alcune lezioni di immersione nella piscina di Raman e Anita, equipaggiandoli con tutte le attrezzature.

Mia figlia Viola lo ha conosciuto prima di me. Un giorno Pierre è passato davanti casa mia in macchina, si è fermato e mi ha chiesto: “Sei la madre di Viola?” “Sì”, gli ho risposto”. “Volevo conoscerti. Tua figlia è troppo simpatica. Mi ha raccontato di te che, nella vecchia casa di Roma, dopo aver litigato con il vicino di sotto che batteva la scopa contro il soffitto per lamentarsi del troppo rumore, hai indossato i tuoi tacchi alti e ti sei messa a saltare per tutta la casa…”.

Per il mio compleanno, Pierre ha aiutato mia figlia Virginia, che voleva farmi un regalo, ma non sapeva cosa comprare. Le ha incartato per me una bellissima pashmina, che aveva dai suoi viaggi, e ha reso felici madre e figlia.

Michelle.

Michelle è l’anziana vicina amante dei gatti e dei bambini. Parla sempre con i miei figli e tante volte ha salvato la nostra gatta Luna scappata di casa, riportandomela tra le sue braccia. Una volta è venuta a dirmi che una famiglia che abita in fondo alla via aveva preso in casa la gatta, pensando che fosse abbandonata. E così ancora una volta ho potuto salvarla grazie a Michelle, vera francese, cresciuta a Mentone e emigrata in Canada.

Che paese civile, il Canada. Convivono qui immigrati di prima, seconda e terza generazione con canadesi d’origine.

Che bello il mio quartiere: è una vera comunità e se ne coglie tutto il significato, vivendoci ogni giorno. Sono italiana, le mie radici sono nel Sud Italia, non posso dimenticare chi sono. Ma la vita mi ha insegnato che casa e radici sono dove si coltivano le relazioni umane. Latitudini e longitudini, differenze culturali, linguistiche e religiose non sono state una barriera per me: amicizia, amore, rispetto, aiuto reciproco sono la linfa comune che ci fa essere semplicemente esseri umani nel mondo.

Brunella, dal Canada

7 thoughts on “I vicini di casa”

  1. Bello, il tuo racconto rende l’idea del posto e della gente che hai conosciuto, come se ci fossi stato di persona. Auguri, felicità e salute per tutti voi.
    Un abbraccio da Mimmo e Giusi, cuginetti di Potenza.
    (p.s. zio Raff è sempre nel mio cuore)

  2. Francesco Gagliardi

    Bravissima è un racconto di vita quotidiana scritto molto bene che ci ha catapultato, come te, in un altro mondo.
    Quasi quasi potresti pensare di scrivere dei racconti.
    Gli zii

  3. Molto romantico questo racconto e pieno di allegra serenità. Effettivamente anche io mi sono sempre chiesta come si vivesse in queste case 🏠 dai grandi viali, grandi finestre e porte volanti …il vicinato, la gente che partecipa alla tua vita.. allora è tutto vero??????!!!
    Viva il Canada 🍁 e la sua vita semplice.
    Saluti dalla noi tutti

  4. Brunella Sono felice per te! Hai scoperto la simpatia ed accoglienza del Canada. Mi ricordi i tuoi timori adesso spariti. Bello il tuo racconto.
    Con affetto
    Liisa

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