Come un mantra 3

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Ci ritroviamo, a quasi un anno di distanza (e che anno!), trascorso da quando le mie amiche Marina e Manuela hanno scritto i loro consigli e appunti per fare buone letture.

“Come un mantra”, come sostiene Marina, invitiamo adulti e ragazzi a leggere, leggere, leggere, perché tutto parte dalle buone letture. Leggere alimenta la fucina di idee che fanno diventare grandi e scoprire il mondo attraverso viaggi di conoscenze e immaginazione. Ecco qualche consiglio di lettura per questa estate (e oltre).

Il primo è rivolto a ragazze e ragazzi dai 10 anni in su (ma anche a lettori adulti). Non sono io a segnalare il libro, ma la mia figlia undicenne, Virginia. Un giorno è entrata in camera mia con il libro in mano, “Other words for home, di Jasmine Warga, e con i suoi occhi di stelle che brillavano, ha esclamato: “Mamma, DEVI leggerlo!”. Lo aveva appena terminato e mi ha trasmesso tutto il suo entusiasmo.

La voce narrante e la protagonista del libro è una bambina siriana, Jude, che racconta la sua storia, dai giorni felici di una estate nella sua città in riva al mare, alla partenza per un lungo viaggio oltreoceano senza data di ritorno, in America, insieme alla madre incinta, per trovare un sicuro rifugio dalla guerra imminente.  Il padre e l’amatissimo fratello Issa restano invece in Siria, l’uno per lavorare e mantenere la famiglia e l’altro per combattere contro la dittatura con i ribelli ad Aleppo.

Le pagine scorrono insieme ai giorni e agli anni di crescita di Jude, in un affascinante romanzo di formazione. È la storia di una bambina che diventa ragazza e deve affrontare le molteplici sfide della separazione dalla terra di origine e dalla famiglia, dell’integrazione e inclusione in una nuova realtà, che si rivela a tratti accogliente e a tratti ostile.

Other words for home, altre parole per “casa”, è un bellissimo romanzo che narra una storia molto attuale e al contempo mette in luce le difficoltà del processo di crescita di una giovane donna alla ricerca della propria identità, tra l’attaccamento alle radici e l’accettazione di una nuova patria.

Il secondo libro che segnalo, in tema con il precedente, è:La vita delle ragazze e delle donne”, il primo e unico romanzo pubblicato nel 1971 da Alice Munro, scrittrice canadese, premio Nobel per la Letteratura nel 2013, autrice di raccolte di racconti.

Anche questo è un romanzo di formazione e la protagonista è Del, che parla in prima persona e parla di sé come una bambina curiosa e sempre all’erta. Cresciuta in un paese di campagna in Ontario, in Canada, Del diventa una adolescente inquieta e infine una ragazza. Scopre i turbamenti del sesso. La  cornice dei luoghi, la descrizione dei personaggi, l’avvicendarsi delle stagioni offrono un indimenticabile affresco del Canada.

Del supera la prova e esce dal guscio della sua vita di provincia. Vince una borsa di studio per l’università e consacra definitivamente la sua vita alla scrittura.

Il libro mi ha fatto prendere coscienza del paese Canada, del suo background e della sua cultura. Mi ha fatto anche pensare alla storia di Anna di Green Gables, la storia ambientata a Prince Edward Island, in Nova Scotia, l’isola canadese sulle sponde dell’Atlantico.

La mia amata “Anna dai capelli rossi”, di cui guardavo quotidianamente i cartoni da bambina, personaggio fittizio, è comunque nata e cresciuta qui, in Canada. Attualmente c’è una serie Tv, “Anna” su Netflix, con una eccellente sceneggiatura e colonna sonora, che consiglio di vedere.

Un altro consiglio di lettura è il romanzo dello scrittore americano, Paul Auster, Leviathan, in traduzione italiana per i tipi Einaudi. Perché Leviatano? Mi sono chiesta.

Leviatano è un mostro biblico che nel pensiero del filosofo Thomas Hobbes rappresenta il potere dello Stato. I cittadini, l’uno contro l’altro armati, homo homini lupus, stabiliscono un patto sociale per poter preservare in pace le loro vite, demandando il loro potere a un potere assoluto, in questo caso specifico impersonato dalle monarchie assolute europee del XVII secolo.

Qui lo scrittore crea un protagonista che a sua volta è scrittore: Benjamin Sachs. La sua parabolica vita in ascesa e declino è raccontata dal suo migliore amico, anch’egli scrittore, Peter Aaron.

È un appassionato intreccio narrativo tra fiction, giallo e verità dei caratteri. Il romanzo corre fino al termine della storia e della geografia del romanzo, ambientato tra la realtà urbana di Brooklyn e i boschi del Vermont, passando per un viaggio all’Ovest, nella California del Nord. Il ritmo narrativo non si rompe e porta il lettore fino alla fine, nell’intrigo della narrazione e della sofferenza del protagonista.

Tutte queste letture hanno avuto a che fare con la mia vita e con quella dei miei figli, trasferiti da un capo all’altro dell’oceano.Stiamo entrando in un mondo diverso da quello europeo e siamo ancora in cerca di chiavi e motivi di lettura che possano dischiudere a noi le nuove scoperte della letteratura e cultura americane.

Per concludere, non posso non citare il mio romanzo preferito di sempre: La versione di Barney, di Mordecai Richler. Lo scrittore, ebreo di Montréal, immagina una storia di amore e separazione attraverso la storia più ampia della separazione tra madrelingua inglesi di Ontario e Québec e madrelingua francesi di Québec. È questa una ferita ancora aperta tra intere generazioni bilingue del Canada, foriere della loro particolare storia e identità.

Non ho ancora compreso interamente il significato di questa separazione, ma intendo rileggere La Versione di Barney in inglese, per poter riattraversare la vicenda personale, immaginaria del protagonista e quella collettiva di due popoli che si separano.

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