C’era una volta il cinema in tv

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Qualche tempo fa saltellando tra i gruppi social che frequento – sopratutto su facebook – ho notato una certa acrimonia, proprio un sentimento tra l’acido e il rabbioso, che scorreva sotterraneo tra i commenti di vari post. Ho avuto come una netta sensazione di disagio, ma non di quelli che ti portano ad allontanarti da un luogo poco sicuro, consapevole che un gesto violento prima o poi arriva. No. Più una specie di disagio di gente che mentre ringhia grida aiuto, di gente che è nervosa perché non c’è niente che li tiene insieme.

In questo momento storico, trovo che sia un sentimento diffuso: le persone sono più snervate del solito, reagiscono male agli stimoli.

Gli stessi stimoli positivi si sono ristretti, anche per colpa della retorica che ci attanaglia, che vuole come esempi positivi solo casi eccezionali, atti di eroismo o di estremo sacrificio, come se la mancanza di aria e libertà cui ci stiamo sottoponendo richiedesse esempi altissimi di riscatto oppure nulla, nessuno che faccia un gesto comune è più degno di nota. Così, a un certo punto, in mezzo a tutto questo astio, su un noto gruppo di cinefili delle ore piccole, mi è venuto un pensiero superficiale e leggero: abbiamo bisogno di qualcosa che ci unisca.

Sì ma cosa? Una volta, sotto Natale, avevamo poche semplici verità che si confermavano di anno in anno: Natale in famiglia significava dolci, le lucine dell’albero o del presepe, preparativi, vacanza a casa (mica erano in tanti ad avere i soldi per andare in settimana bianca!) e inevitabilmente, film in tv.

Il ripetersi incessante della stessa programmazione sotto le feste è un luogo comune emerso alla fine degli anni ’90, quando già il berlusconismo aveva messo solide radici e Una poltrona per due avrebbe potuto essere proiettata a reti unificate, tanto vedevamo tutti quello. Oppure tutti, almeno un paio di volte, lo avevamo visto. No, i film in tv, del periodo pre-natalizio erano tantissimi, commedie, avventura, fantascienza, film per tutti; recitazione, storia, regia, erano levigate palline natalizie, di buona fattura commerciale, senza particolari guizzi. Ma li divoravamo. Molti a firma Disney, anno dopo anno, i film in tv hanno costellato le sere della mia infanzia e hanno unito il nostro immaginario come comunità: il danese e i bassotti, pomi d’ottone su letti volanti, il gatto spaziale, l’automobile con un nome e una personalità. Sono sicura che anche solo questi pochi indizi risveglieranno ricordi affettuosi verso un’età in cui tutto doveva compiersi entro un orario serale molto anteriore all’attuale prime time, i minuti dopo le 22 erano strappati a un sonno feroce.

“Stasera film” era una festa come avessero proposto “stasera partiamo per Parigi”.

E a un certo punto ho capito: anche nei gruppi cinefili emerge prepotente, il senso di un vuoto, e questo vuoto mi pare proprio il cinema in tv. Quel cinema che non decidevi di vedere ma che finivi inevitabilmente con il conoscere a memoria, perché c’era sempre un motivo per vederlo insieme, a un amico, un genitore, un bambino. Manca il cinema, che è chiuso per decreto, e manca anche il cinema in tv, che oggi si manifesta nelle ore notturne pure quando è per famiglie (vedi la programmazione del GGG, qualche sera fa, a notte inoltrata), supera con difficoltà il muro dell’interazione on line che ormai domina le nostre vite e siamo noi che lo andiamo a cercare – ormai disgiunti, non più congiunti – nei servizi in streaming, marchi diversi a canone fisso, il contrario esatto di un generatore di comunità, quale era la tv fino agli anni ’80/’90.

Così, senza un danese di cui sorridere insieme, non perchè ce lo fossimo scelto, ma perché era l’alternativa più a portata di mano per tutti, siamo rimasti senza qualcosa che ci unisse al vicino brontolone, al ragazzino cicciotto che fa la fila davanti a noi, alla signorina elegante ma completamente concentrata su di sè.

Non lo so se ho trovato il bandolo della matassa, ma li ho visti, sul gruppo di cinema, unirsi nel ricordo dei film in tv, quelli che conoscevamo tutti, nonostante quel gruppo porti il nome di un programma che vedevamo in pochi, nelle ore piccole piccole (fuori orario…).

Li ho visti accumulare sotto una mia richiesta di suggerimenti, film su film dello stesso periodo mettendo insieme la sigla del programma Rai che li lanciava in un giorno fisso della settimana e i ricordi delle feste passate, o anche solo delle serate passate, insieme.

Spendiamo molte parole sul cinema al cinema, in difesa della sala cinematografica, ma troppo ci dimentichiamo di quanto il collante democratico da un certo punto in poi non sia giunto dalla sala ma dai salotti uniti, davanti a una serie, una partita, un ciclo di film in tv. Adesso ci domandiamo come fare a riunire insieme gente che dovrebbe collaborare per risolvere un problema grosso come una pandemia, eppure le soluzioni sono lì, a portata di mano, ma per interesse o negligenza non le vogliamo vedere. Così, ad esempio, il Ministero dei beni culturali investirà sulla Netflix della cultura, nome orribile da utilizzare, perché mi ricorda il periodo fascista, nella sua smania di rendere “italiane” le cose altrui, mentre noi abbiamo già le nostre imprese culturali, con una missione comunitaria, non elitaria o customer-oriented, imprese come la RAI, che potremmo potenziare, arricchire, aggiornare se non addirittura esportare, che in Rai Play già mostra un potenziale inespresso, incompiuto.

Non abbiamo bisogno di Netflix di Stato, abbiamo bisogno di cosa pubblica. Di film in tv a ore decenti, di community manager televisivi, di meno pubblicità perché sia tollerabile la visione e di un motivo per aggiornare nuovamente il televisore davanti al prossimo nuovo upgrade digitale. Altrimenti finiremo col cercare nella bolla non solo gli affetti ma i riferimenti politici, culturali, economici. Con tutto ciò che questo comporta di rabbia e disagio per ciò che vive fuori dalla bolla.

Ed ecco il mio regalo di Natale per voi: la lista dei film raccolta dal gruppo cinefilo, in ordine di apparizione. Questi erano il film dell’infanzia di molti, che io cercavo nel tentativo di costruire una filmografia utile per le prossime sere casalinghe. Nella prossima puntata mi dedicherò a quelli dell’infanzia di mia figlia, molto attuale, molto poco politically correct, se lei mi da una mano. Intanto, buona lettura e buona programmazione!

Quattro bassotti per un danese
Un maggiolino tutto matto
Il pirata barbanera
Pomi d’ottone e manici di scopa
Il cowboy con il velo da sposa
FBI operazione gatto
Una ragazza, un maggiordomo e una lady!
Un professore tra le nuvole
Il gatto venuto dallo spazio
Il computer con le scarpe da tennis
I figli del capitano Grant
Pistaaaaa arriva il gatto delle nevi
Qualcosa di sinistro sta per accadere
Minouche la gatta
Citty Citty bang bang
Un papero da un milione di dollari
Giallo a Creta
Tutto accadde un venerdì…
Le tre vite della gatta Tommasina
Il fantasma del pirata Barbanera
Geremia cane spia
L’uomo più forte del mondo
I ragazzi del camp Siddons
Tanto caro al mio Cuore
La capanna dello Zio Tom
Toby Tyler
Zanna Gialla
Elliot il drago invisibile
Non mangiate le margherite
Viaggio al centro della terra
Due ragazzi e un leone
Darby O’Gill e il re dei folletti
La gnomo mobile
La Piramide della paura
Il piccolo lord
La gang della spider rossa
L’isola sul tetto del mondo
20000 leghe sotto i mari
Quello strano cane di papà
Angeli con la pistola
Una strega in paradiso
Il giro del mondo in 80 giorni
Come rubare un milione di dollari e vivere felici
Appuntamento sotto il letto
Paper Moon
Hollywood party
Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi
A piedi nudi nel parco 
Fiore di cactus
Soldato Julia a rapporto

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