La nuova scuola: lo studente digitale

  • Marina 

Fatte le dovute premesse, la nuova scuola si affaccia ai miei occhi come una strada a senso unico. Da genitore fortemente digitalizzato vedevo sempre in arrivo il momento di “digitalizzare” la figlia, ma avevo il tempo di rinviare, grazie a un percorso di studio che prevedeva molta attività in aula, al banco, e abbastanza sui libri a casa. In questo modo il digitale era solo svago e potevo limitare l’uso di tecnologia e posticipare l’approccio a internet a un momento di maggiore maturità culturale.

Niente, tutto cancellato dalla chiusura delle scuole: da quasi subito è partito l’invio dei compiti a mezzo cellulare, con tanto di schede pdf che se non le convertivo in word il compito non si poteva fare. Le ore al computer si sono moltiplicate, insieme agli esercizi, i video con le spiegazioni. Poi le video lezioni,  poi la piattaforma e-learning scelta dall’istituto. Insomma, il digitale è diventato il mezzo privilegiato di studio, e anche il formato. Perché adesso mia figlia i libri di scuola non li vuole leggere. E’ una lettrice forte e passa moltissimo tempo su riviste, romanzi, fumetti. Ma i libri di scuola, sapendo che ha la versione digitale, li vuole ascoltare letti dal computer, e poi rileggerli, e rispondere alle domande scrivendo in word o direttamente sulla schermata del libro.

Mi si parano davanti tutti gli studi che invitano alla cautela in una digitalizzazione forzata che agisce sui meccanismi del ragionamento. Ma abbiamo il coronavirus, il distanziamento e la scuola a distanza, e anche volendo diventa impossibile ridurre a zero le ore al computer. Così ho cercato di organizzarmi.

La prima cosa: ho attivato un account google per minori. Non era richiesto, ma appena avrò modo di dedicare un pc solo a lei, potrò scollegare tutti gli altri account e gestire dal mio le ore e gli accessi che fa, vedere la cronologia delle navigazioni e limitare l’accesso alla rete ad aree “protette”, si fa per dire. Per esempio youtube: può vedere solo youtube kids. Devo imparare anche io, ma nello zaino digitale l’account su un sistema di posta che consenta di controllare anche browser e offra servizi on line mi pare fondamentale. Molti inorridiranno pensando al commercio dei dati e alla privacy, al grande fratello, ma la verità è che nasciamo e abbiamo un certificato di nascita, una carta d’identità, una patente se possediamo un’auto, è obbligatoria per usarla. Una pec, una firma digitale e uno SPID. Perché non un account per la scuola digitale?

Ecco, io con l’account google ho digitalizzato anche il diario, riportando sul calendario i compiti e gli appuntamenti per le video lezioni. Questo mi ha consentito di condividere l’assegno con altri genitori e con il compagno. Avrebbe potuto essere la scuola a gestire questo passaggio, ad esempio aprendo le funzionalità prevista dal registro elettronico, ma l’assenza dell’apparato scolastico mi ha lasciato quella marginalità di azione che mi fa scegliere per la soluzione più adatta a me: non un registro da consultare spasmodicamente per sapere assegno e voti, ma il mio calendario scolastico in cui andare io (genitore o studente) a inserire le scadenze e condividerle con le persone che è necessario le osservino. Su un solo id, posta, calendario, archivio documenti, servizio di video streaming.

Nella scuola futura che mi immagino io, vedrei bene questo primo passaggio: al momento dell’iscrizione, all’inizio dell’anno scolastico, l’attivazione di un account di posta con nome e cognome del bambino, abbinato a spazio per archiviazione su cui caricare word, pdf, ppt (open office è sufficiente), ma anche audio e immagini, calendario attività in cui vedere quelle inserite dall’insegnante e personalizzabile dalla famiglia per responsabilizzare studenti e genitori, registro voti e pagelle, accesso a canale video e social della scuola dedicato alle attività didattiche e agli approfondimenti realizzati dagli studenti. Questo a partire dalla materna.

Non mi dite “utopia!”. Quanto costerebbe? quale impatto avrebbe in termini di diffusione della cultura digitale? Una alfabetizzazione forzata, di tutto l’apparato amministrativo, didattico e dei genitori stessi, che ci metterebbe in condizione di partire da una base condivisa e da una cultura del digitale su cui far crescere le competenze di tutti. In fondo stiamo digitalizzando il rapporto con la P.A., un pezzetto alla volta (spid, pec, pagandolo noi peraltro perché non sono gratuiti!), non avrebbe senso partire da qui, per costruire lo studente digitale?

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