In the beginning – Diane Arbus

  • Brunella 

Diane Arbus: in the beginning è il titolo della eccellente mostra, che si è conclusa il 6 maggio scorso a Londra, alla Hayward Gallery, sui primi sette anni di attività della grande fotografa newyorkese – una delle più importanti dal secondo dopoguerra a oggi.

Le fotografie sono stampe originali ai sali d’argento, datate tra il 1956 e il 1962, e provengono da collezioni private e dall’Archivio del Metropolitan Museum di New York.

La vita tra le strade di New York è ripresa in scatti fugaci e intelligenti da una curiosa girovaga, mai sazia di storie. Arbus ha colto emozioni, verità e umanità attraverso intensi e indimenticabili ritratti. A volte sono scatti rubati al momento. A volte i personaggi guardano nell’obiettivo: nel gioco di specchi che è proprio di ogni ritratto, dalla pittura alla fotografia, i loro occhi sono rivolti a chi li sta ritraendo e dunque, di rimbalzo, a noi spettatori, che osserviamo loro, attraverso l’interpretazione che ci offre l’artista. Dal passato questi scatti entrano con prepotenza nel momento attuale, compiendo la “catastrofe del tempo” di cui parla Roland Barthes nel suo saggio fondamentale sulla fotografia, La camera chiara.

Osservando questi volti e corpi, mi è sembrato di veder rivivere le persone e di frugare nelle loro vite per un attimo, grazie a Diane Arbus, ladra di vita e di tempo, insuperabile maestra.

L’umanità è nuda e messa a nudo, letteralmente e metaforicamente. Arbus non sembra temere la sfida del brutto, del grottesco, del deforme, va in cerca di una natura senza abbellimenti, né orpelli: il nano nella sua stanza d’albergo, la vecchia sotto la doccia, i travestiti, le famosissime gemelle identiche, l’uomo affetto da gigantismo, ritratto con la sua famiglia in un interno del Bronx. A volte i titoli delle fotografie sono una traccia, un indizio che Arbus ci dà per permettere di immaginare o ricostruire le storie.

L’allestimento della mostra è impeccabile, come sempre vedo fare nelle gallerie e nei musei londinesi. Nella prima sala le fotografie, tutte in bianco e nero, stampate dall’artista, sono incorniciate con un largo passepartout chiaro e una cornice in ferro scuro.

Si può passeggiare tra i plinti, senza un ordine prestabilito, né cronologico, ma ritrovando assonanze, richiami e contrasti tra uno scatto e l’altro: Theo Van Roth e personaggi dell’alta società newyorkese sono colti mentre ballano durante un gala dell’Opera, e sembrano fluttuare in una nuvola chiara di eleganza. Di fronte, due donne della working class, in posa nei loro vestiti migliori per uscire, su uno sfondo anonimo della strada.

Nella seconda sala le fotografie, di formato più grande, sono poste a parete e fanno parte di un portfolio di undici scatti, che Arbus aveva prodotto e messo in vendita poco prima di morire: tra gli acquirenti, Richard Avedon e Jasper Johns.

Il sito del MET

Il sito dell’Hayward Gallery

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