Espatrio

L’espatrio tocca sempre corde profonde e particolari in una persona.

Ci sono espatri ed espatri. Molto dipende da cosa ci spinge ad espatriare, da quanto andiamo lontano, dall’età che si ha quando si decide di lasciare il proprio Paese. Un’altra differenza importante la fa essere o non essere genitori, le condizioni in cui un espatrio avviene: sappiamo di poter tornare o partiamo con la sensazione di chiudere una porta?

Sono partita da grande, destinazione Australia, sono partita da poco per poter parlare di questa esperienza con la distanza che meriterebbe. Sono partita credendo di poter prevedere le sensazioni e i sentimenti a cui sarei andata incontro, credendo di sapere come avrei gestito le cose per me e per i miei figli. Le cose importanti, però, occorre viverle e incarnarle, per comprenderle appieno. Almeno, io funziono così.

Noi non viviamo solo di noi stessi, ma apparteniamo a reti di legami. Andare lontano ha reso questo fatto molto evidente. Improvvisamente niente è più scontato. Improvvisamente tutto quello che semplicemente faceva parte della quotidianità non c’e più. Restano i vocali, le telefonate, le cartoline, le video chiamate. Certi giorni si benedice la tecnologia perché é grazie a lei se possiamo continuare a sentirci parte di una giornata che non é più la nostra. Altri giorni invece si ha la sensazione di essere irrimediabilmente fuori da qualcosa di cui facevamo parte, senza però appartenere a qualcos’altro. Si fa fatica a prendere davvero il mare aperto. Non è facile scollarsi dalle proprie certezze di tutta una vita e capita di opporsi a tutto il nuovo che le giornate offrono. Paragonandolo. Continuamente. Ciò che aiuta credo sia “non contrastare” il senso di smarrimento che si sente e aprirsi emotivamente a questo.

Le giornate di un “espatriato da poco” sono ricche di alti e bassi. L’adrenalina, la curiosità verso il nuovo posto, la grande possibilità di reinventarsi del tutto, le mille cose da fare, si alternano ad una improvvisa, continua e (almeno all’inizio) costante serie di heartbreak. Più o meno grandi, ma ci sono e arrivano inaspettatamente e all’improvviso. A volte trascorrono giorni e sembrano essere andati via, ma poi ritornano e a scatenarli sono quasi sempre le piccole cose. La lingua, per esempio.

Sembra banale, ma è molto forte la sensazione di continuo sforzo e attenzione che devi mettere in tutto quello che dici, quando ti mancano fluenza e padronanza. Sono tante le volte che vorrei approfondire un argomento e invece mi fermo perché non conosco parole che sappiano arrivare fin lì dove voglio io. Mi capita spesso di pensare in modo del tutto nuovo ai tanti stranieri che ho conosciuto in Italia. Mi rendo conto adesso dello sforzo che fanno, di quanto non mi sia mai posta il problema di usare frasi idiomatiche, doppi sensi, di dare per scontato un background culturale simile nelle conversazioni.

Può capitare che qualcuno nomini un quartiere romano che conosco ed è inevitabile un momento di muto interiore. A volte passa subito, altre volte resta lì per tutto il giorno.

L’istruzione dei bambini è per me un altro punto di forte destabilizzazione. Solo vivendo qui mi sono resa conto di quanto l’intento e il senso della scuola siano profondamente diversi in Italia e in Australia. Ed è inevitabile per me interrogarmi ogni giorno, di nuovo, sul senso di una scelta così importante e con risonanze così marcate nello sviluppo dei miei figli. In Australia la scuola si propone l’obiettivo di preparare i bambini al mondo del lavoro che li aspetta e ha di bello il metodo applicativo. Molta pratica, uso della tecnologia, discorsi in pubblico, allenamento a velocizzare e razionalizzare i propri pensieri. Grande attenzione è posta al comportamento e all’aiuto reciproco. In Italia l’obiettivo è completamente diverso. Prima che formare al lavoro, si educa alla conoscenza approfondita delle cose. I ragazzi possono maggiormente permettersi di perdersi nello studio fine a se stesso. Si studiano più cose. Non discuto della validità dell’uno o dell’altro, ma inevitabilmente guardo i miei figli e sento la responsabilità di aver cambiato il loro binario, ho la sensazione che sto togliendo loro un pezzetto importante delle loro radici, del loro senso di “essere” … o forse no.

Sydney

Se da un lato c’è la voglia di potersi mettere in gioco ancora e da grandi, dall’altro c’è la paura di farlo.

Ci si riscopre fragili proprio quando si era appena diventati forti, o se ne aveva la sensazione. A quarant’anni si è definiti. Io mi sentivo molto definita dal mio lavoro, per esempio. Avevo di me un’immagine forte, sapevo dove posizionarmi socialmente, sapevo come muovermi, conoscevo a menadito pro e contro della mia città. Oggi ho un foglio di nuovo bianco. So sempre chi sono, per fortuna, ma sento di essere alla ricerca di nuova forma, di una forma che mi corrisponda di nuovo e non avevo compreso quanto lento sarebbe stato questo processo.

Locri

All’inizio, almeno per me, il senso di sradicamento è predominante. La sensazione di non essere più nel posto in cui mi sento a casa, come se aspettassi continuamente di tornare. Forse a vent’anni è più semplice partire con mente libera e aperta, o forse è solo una questione di carattere, o forse dipende da cosa ti spinge a partire o, forse ancora, disorienta tutti. Quello che aiuta, che aiuta me, è darmi obiettivi piccoli e vicini.  E’ fare cose belle che mi piace fare. E’ mettermi in gioco un poco alla volta, ma farlo tutti i giorni.

Faccio parte della fetta fortunata di mondo. Sono partita da privilegiata, ho la possibilità di integrarmi, posso permettermi il lusso di queste considerazioni, posso permettermi il tempo per fermarmi a “imparare” la nuova terra, la nuova lingua. Non sto certo subendo la violenza di un esilio, non sto scappando da qualcosa nè sono mai stata senza scelta. I sentimenti contrastanti coesistono e sento che, tutto sommato, sono il fertilizzante necessario per integrare poco alla volta due mondi così diversi.

14 commenti su “Espatrio”

  1. Banana yoshimoto diceva che ovunque si trovasse, bastava alzare gli occhi al cielo per scoprire che è sempre lo stesso cielo🌺noro’

  2. Ero seduto sul dondolo ed è arrivata una rondine, cercava, sotto il tetto della terrazza, un posto per costruirsi il nido che poi abbandonerà per ritrovarlo ancora.

  3. Mambelli Anna Maria

    Non è facile vivere dall’altra parte del mondo se non ci sono alla base della vostra vita degli obbiettivi …spero che ci riuscite noi siamo sempre qui ad aspettarvi questo è il vostro paese ITALIA

  4. Esattamente come mi sento, mi piace molto il tuo articolo.
    Questa è la frase che porto con me
    “Sempre straniera ovunque andrò o ritornerò“

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *