Indian horse

  • Brunella 
Pittogrammi dei nativi Americani sulla rocce del Mazinaw Lake, Bon Echo Park, Ontario, Canada.

“È solo da due anni che in Canada si parla davvero di ciò che abbiamo fatto ai nativi Americani”, mi dice la segretaria della scuola primaria Robert Hopkins di Ottawa, frequentata dai miei figli, in risposta alle mie domande.

Alcune settimane fa si è svolto l’Orange T-Shirt Day, in memoria delle discriminazioni e delle segregazioni subite dai nativi Americani. Per l’intera settimana scolastica le maestre hanno letto in classe storie e racconti di indigeni strappati alle loro famiglie e alle loro terre, per essere trasferiti in collegi (residential schools) per l’educazione scolastica e religiosa.

https://www.cbc.ca/kidscbc2/the-feed/what-is-orange-shirt-day

https://www.cbc.ca/kidscbc2/the-feed/8-of-the-best-picture-books-by-indigenous-authors

Storia vera di Irene, nativa americana, portata via dalla sua famiglia per essere trasferita in una residential school.

Un giorno un rappresentante della comunità Métis, discendente delle donne indigene sposate con i primi coloni francesi in Canada, è andato a scuola, nelle classi dei bambini, per offrire la sua testimonianza di ciò che aveva vissuto in prima persona. Parlava a nome della sua comunità, degli Inuit , le popolazioni dell’Artico e dell’estremo Nord, e delle comunità First Nations, la “prima nazione”, come vengono chiamate ora, per rispetto e in memoria, le 634 diverse popolazioni indigene del Canada, sparse negli immensi territori, ognuna parlante diverse lingue.

Anche la lingua inglese ha dovuto modificarsi, per poter escludere ogni possibile uso razzista delle parole. Dire Indiani d’America o Pellerossa è considerato molto offensivo. E’ interessante pensare come un intero genere cinematografico made in USA, il western, è stato costruito sulla retorica della Frontiera e della lotta contro i cattivi e selvaggi indiani d’America. Il Noi contro i Loro è stato un motivo di orgoglio e di identità. Oggi invece sappiamo che è stato uno sterminio, di cui non abbiamo molta documentazione.

Pink Lake, Gatineau Park, Québec, Canada.

Solo negli ultimi anni in Canada ci sono state inchieste governative sui numerosi casi di sparizioni e omicidi di giovani donne indigene.

Nel luglio 2017 Marilyn Poitras, una professoressa Métis all’Università di Saskatchewan, ha rassegnato le sue dimissioni come membro della commissione d’inchiesta nazionale sulle donne e le ragazze indigene scomparse e assassinate. Nella sua lettera di dimissioni al Primo Ministro ha scritto: “It is clear to me that I am unable to perform my duties as a commissioner with the process designed in its current structure … I believe this opportunity to engage community on the place and treatment of Indigenous women is extremely important and necessary. It is time for Canada to face this relationship and repair it”.

“Mi è chiaro che non sono in grado di svolgere i miei compiti di commissario con il processo progettato nella sua forma attuale… Ritengo che questa opportunità di coinvolgere la comunità sul posto e il trattamento delle donne indigene sia estremamente importante e necessaria. È tempo che il Canada affronti questa relazione e ponga rimedio”.

RECONCILIATION. Riconciliazione. è questo il termine usato dalla politica oggi in Canada per affrontare la questione dei nativi Americani e fare i conti con il passato.

Un romanzo di Richard Wagamese sulla storia di Saul, Indian Horse, ambientata nel Canada degli anni Sessanta.

Queste inchieste, iniziate nel 2015 e terminate di recente, nel giugno 2019, hanno parlato di un vero e proprio genocidio ai danni delle popolazioni indigene del Canada, in particolare del genere femminile.

Foto di Jeff Wales, finalista del Governor General’s Award for Media and Visual Arts, edizione del 2019. National Gallery of Canada, Ottawa.

Non è un caso se, alla Biennale d’Arte a Venezia inaugurata la scorsa estate, il padiglione nazionale del Canada ha presentato una serie di video del primo collettivo artistico canadese, Isuma, nativi della comunità Inuit. Ecco il video dal titolo: One Day in the Life of Noah Piugattuk, che ricorda un tragico giorno del 1961, che cambiò per sempre la vita degli Inuit sul loro territorio.

http://www.isuma.tv/noah-piugattuk/trailer?jwsource=cl

Un processo di rammemorazione storica è in corso oggi, qui, in Canada. Mi sento privilegiata, insieme ai miei figli, di poter farne parte, attraverso la scuola e l’educazione. È una educazione alla vita e alla storia in generale.

Brunella

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