Il tempo del sogno, le vie dei canti, gli aborigeni australiani

Gli aborigeni australiani non sono solo l’etnia più antica del continente, sono anche l’etnia più antica del pianeta. Geneticamente parlando, sono dei veri e propri tesori viventi.

Nei secoli hanno subito soprusi e razzie di ogni genere. E li hanno subiti per mano di noi europei.

Quando il valente Capitano Cook, nell’aprile del 1770, approdò con la sua flotta in Terra Australis, tutto cambiò per loro. Per ben 5.000 anni gli aborigeni erano vissuti in un isolamento completo dal resto del mondo. Non avevano idea di cosa fosse lo stile di vita occidentale. Non concepivano la proprietà privata, né il loro corpo era pronto a far fronte alle malattie in arrivo da oltre oceano.

Probabilmente nulla poteva preparare gli occidentali all’incontro con gli abitanti dell’Australia, e viceversa.

Gli Aborigeni australiani possiedono una cultura vasta e articolata, che si esprime, però, in maniera del tutto diversa da come un occidentale medio è abituato a recepirla. Considerano sacro e vivo tutto ciò che fa parte della natura. Ogni cosa del cielo e della terra, possiede uno spirito. Centrale, nel loro modo di concepire il mondo, è il Dreamtime, il tempo del sogno. Tutto viene percepito come un fluire continuo dall’inizio della creazione. Passato, presente e futuro, coesistono. I creatori si muovono attraverso sentieri che vengono chiamati Le vie dei canti. Tutto parla lungo queste vie. Ogni cespuglio è sacro, è un simbolo e racconta di qualcosa. Tutti noi, sempre, da svegli o dormendo, possiamo accedere a quello che la Terra ha da raccontarci. Ma dobbiamo volerlo ascoltare. Dobbiamo aprire i nostri sensi alla percezione. La conoscenza è lì, e aspetta di essere attinta. Ma per coglierla, è necessario zittire tutto il rumore di fondo.

Per gli aborigeni è estremamente difficile abituarsi all’idea del possesso. La loro è una cultura nomade, il loro sistema di vita è basato sulle cerimonie, una delle loro attività principali è interpretare e rappresentare i sogni. Non hanno una scrittura, la loro tradizione si trasmette per via orale. Non credono nel domani. Esiste solo il presente, fluidamente unito a passato e futuro.
Uno dei loro detti più famosi recita:

Non è la terra che appartiene a noi, siamo noi che apparteniamo alla terra.

Sono attenti conoscitori del territorio che li ospita e sono certi che la Terra si prenda cura dell’uomo e dei suoi bisogni. Per questo non coltivano. Vivono solo il presente e assecondano solo il bisogno di questo preciso istante:
è molto raro trovare un canguro nel deserto. Quando ne trovano uno, hanno il pranzo assicurato, e per loro è un grande evento. Ma dopo aver ucciso e cucinato il canguro, non lo finiscono mai: avanzano sempre molta carne. E dato che sono sempre in movimento, quando si svegliano la mattina dopo, non portano la carne con loro: lasciano lì tutto. Perché’ domani è un altro giorno (Marina Abramović, Attraversare i muri).

L’incontro con gli occidentali fu ovviamente disastroso.
Gli inglesi occuparono subito i territori dove, fino a quel momento, erano vissuti indisturbati. Venne applicato il principio terra nullius, secondo il quale una terra non rivendicata da nessuno è vuota e occupabile.

Questo principio è rimasto in vigore in Australia fino al 1992.

Fin dalle prime colonizzazioni gli aborigeni vennero spinti verso l’outback, la parte più interna e aspra del Paese e vennero allontanati dalle coste. Molti vennero massacrati, moltissimi morirono a causa delle epidemie.
Trascorso un solo secolo dall’arrivo europeo, la popolazione aborigena si era ridotta a soli 60.000 individui. Si presume che fossero almeno un milione.

La politica del ventesimo secolo non fu meno brutale. Non più lo sterminio diretto, ma gli anni della Stolen Generation, la generazione rubata.
Fino alle soglie del 1970 fu pratica usuale togliere i bambini aborigeni ai loro genitori, per affidarli alle famiglie dei bianchi o ai missionari. Questo avveniva in base al principio ‘etico’ di confinare in riserve apposite gli aborigeni purosangue ma di avviare a una vita ‘civile’ i figli di unioni miste, madre indigena e padre bianco. Ancora oggi molti australiani di origine mista ignorano il nome dei loro veri genitori.
Sradicati dalla loro famiglia, dalla loro lingua, dalle loro tradizioni e con l’impossibilità di portare avanti la loro cultura, solo orale, e quindi dissolta nel salto generazionale dei bambini rubati.
La Stolen Genetation è una ferita aperta nel cuore di tutto il popolo aborigeno.
In un’inchiesta commissionata dal governo, la pratica venne descritta come un crimine contro l’umanità e venne collegata direttamente alla violenza, all’abuso di alcol e droghe, e alle tendenze suicide che affliggono ancora oggi le comunità aborigene.

Il 26 gennaio si celebra l’Australia Day. Si ricorda il giorno del 1788 in cui il Capitano Arthur Philip prese formalmente possesso della colonia del Nuovo Galles de Sud. Gli aborigeni chiamano questo giorno Invasion Day per ricordare le stragi subite, oppure celebrano la festa come Survival Day, ringraziando per non essersi estinti.

Nel 2008 il premier laburista Kevin Rudd, compie un gesto storico e importantissimo: chiede scusa.

‘Oggi onoriamo i popoli indigeni di questa terra, le più antiche culture ininterrotte nella storia umana. Riflettiamo sui passati maltrattamenti. Riflettiamo in particolare sui maltrattamenti di coloro che erano le generazioni rubate, questo capitolo vergognoso nella storia della nostra nazione. È venuto il tempo che la nazione volti pagina nella storia d’Australia, correggendo i torti del passato e avanzando così con fiducia nel futuro. Chiediamo scusa per le leggi e le politiche di successivi parlamenti e governi, che hanno inflitto profondo dolore, sofferenze e perdite a questi nostri fratelli australiani. Chiediamo scusa in modo speciale per la sottrazione di bambini aborigeni e isolani dello stretto di Torres dalle loro famiglie, dalle loro comunità e le loro terre. Per il dolore, le sofferenze e le ferite di queste generazioni rubate, per i loro discendenti e per le famiglie lasciate indietro, chiediamo scusa. Alle madri e ai padri, fratelli e sorelle, per la distruzione di famiglie e di comunità chiediamo scusa. E per le sofferenze e le umiliazioni così inflitte su un popolo orgoglioso e una cultura orgogliosa chiediamo scusa.
Noi parlamento d’Australia rispettosamente chiediamo che queste scuse siano ricevute nello spirito in cui sono offerte come contributo alla guarigione della nazione. Per il futuro ci sentiamo incoraggiati nel decidere che ora può essere scritta questa nuova pagina nella storia del nostro grande continente. Noi oggi compiamo il primo passo nel riconoscere il passato e nel rivendicare un futuro che abbracci tutti gli australiani. Un futuro in cui questo parlamento decide che le ingiustizie del passato non debbano accadere mai, mai più. Un futuro in cui si uniscano la determinazione di tutti gli australiani, indigeni e non indigeni, a chiudere il divario fra di noi in aspettativa di vita, educazione e opportunità economiche. Un futuro in cui abbracciamo la possibilità di nuove soluzioni per problemi duraturi, dove i vecchi approcci hanno fallito. Un futuro basato su mutuo rispetto, comune determinazione e responsabilità. Un futuro in cui tutti gli australiani, di qualsiasi origine, siano partner veramente alla pari, con pari opportunità e con un pari ruolo nel dare forma al prossimo capitolo nella storia di questo grande paese, l’Australia’.

Oggi l’Australia è un Paese che sta crescendo con questa nuova consapevolezza. È un Paese che sta integrando le due culture e sta provando a farne una ricchezza.
Lo fa attraverso la politica, lo fa attraverso l’istruzione.
Al di là di tutte le cose accadute trovo questo un grandissimo valore. Non recriminare, ma costruire insieme nel reciproco rispetto.

8 thoughts on “Il tempo del sogno, le vie dei canti, gli aborigeni australiani”

  1. Cara Manu,
    Credo che tu abbia un grande talento e non mi riferisco alle capacita’ descrittivo- narrative, ma alla forza con cui le tue parole riescono a penetrare nel cuore, suscitando emozioni e nella mente, che si apre a nuove prospettive. Brava brava!! Go ahead!!

    1. Aurora, grazie!!
      Per aver letto e per le tue parole. Grazie!
      Quando scrivo non sono mai sicura di quello che arriverà. Commenti come il tuo mi tengo viva la voglia di continuare.
      Grazie ♥️

  2. Bellissimo articolo, grazie per aver condiviso le tue riflessioni su questo tema così importante. Sono stata in Australia 9 anni fa, è un paese meraviglioso, ma gli esempi di discriminazione e di indifferenza nei confronti degli aborigeni a cui ho assistito nel poco tempo in cui ero lì mi hanno lasciato una grande tristezza e rabbia. Ora mi rincuora leggere che “il Paese sta integrando le due culture e sta provando a farne una ricchezza”, spero davvero che ci riescano e che l’Australia possa seguire l’esempio della Nuova Zelanda.

    1. Ti ringrazio molto!
      E hai ragione, la Nuova Zelanda con in Maori è l’esempio virtuoso da seguire.
      La strada è molto lunga ancora, ma almeno si è iniziato a percorrerla!

  3. Grazie Manu per il chiaro riassunto della cultura aborigena e la nitida fotografia degli ultimi 300 anni di soprusi, violenze e ingiustizie. Grazie anche per gli spunti di riflessione, io non avverto che ci sia integrazione, sono lontani i giorni dell’orrore e dell’esclusione ma la cultura aborigena, la cultura australiana delle origini, resta sempre al margine.
    Come ospite di questo paese non ne sono stata travolta al mio arrivo e non si riesce ad assaporarne la bellezza e l’unicità a meno che non lo si voglia e non ci si impegni a farlo. Il tuo contributo ha quindi per me e per tutti i curiosi del mondo un valore maggiore. Grazie.

    1. Grazie a te Ilaria, per aver letto.
      Quello che è successo qui ha una proporzione così grande, ed è così vicino nel tempo che non ci vorrà poco perché venga accettato e assorbito davvero. Spero che sempre di più se ne prenda coscienza. Ci sono stati anni di sofferenze e incomprensioni talmente importanti che non sarà facile costruire una vicinanza vera.

  4. Cara Manu, questo fluire del tempo in una contemporanea di passato, presente e futuro è un concetto che mi porto dentro da tanto. La cosa più bella è che non sapevo di condividerlo con gli aborigeni australiani. Ancora più bello è che tu sia riuscita a descrivere un pensiero così vasto e complesso attraverso le parole.Le tue parole hanno forza e vivono nei tuoi scritti una saggezza antica che forse trascende anche te. Sei bella e fortunata, cerca di potenziare la forza con i meravigliosi incontri di persone e mondi che ti possiedono. Brava sempre. Mamma

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