Come un mantra

Da un po’ di tempo la stampa specializzata, i notabili, i guru e gli influencer del mondo del libro ripetono a ritmo sincopato un pezzo di attualità in tante varianti: gli italiani non leggono. Non leggono gli adulti, non leggono i giovani, l’analfabetismo di ritorno aumenta, l’analfabetismo funzionale aumenta, la povertà educativa si fa strada, i bambini cui non si legge da piccoli hanno un milione di parole in meno.

Le parole sono pietre, per citare un libro, con cui costruiamo l’edificio della mente. Se la lingua si impoverisce, vengono meno le strutture che sorreggono il pensiero.

Ogni volta che nella mia bacheca compare un messaggio sulla lettura, percepisco di far parte di una bolla. Perché il resto del mondo intorno a me non si interessa alla lettura, non considera un’emergenza la carenza di lettori, non percepisce la lettura come una abilità primaria per stare al mondo. Semplicemente non percepisce il mantra e nemmeno l’emergenza. Da una parte chi lavora con il libro in ogni sua fase allarma il mondo intorno, come un geologo che veda costruire edifici in zona sismica. Dall’altra costruiscono in zona sismica.

Tutto sta a capire come far esplodere la bolla e mescolare emozioni e interessi. Avessi la ricetta, la condividerei all’istante, per far finire l’emergenza e per diffondere la lettura come un’esigenza. E non perché ho a che fare con libri, autori, editori e librai, e li vedrei molto più felici in un mondo di lettori. Ma perché vedrei volentieri cosa succede in una società in cui invece dei pettegolezzi sul finto matrimonio di Pamela Prati tutti chiacchierano della ricchezza immaginativa di Pennac, o della scrittura asciutta e tagliente degli autori nordeuropei.

Perché quando capita – come a una libraia che conosco – che la fruttivendola al mercato citi i cetrionzoli del Grande Gigante Gentile – ti senti un brivido di soddisfazione, per il solo fatto di poter condividere qualcosa che hai profondamente amato e sentito e fatto tuo grazie al fatto di averlo letto, con una comunità di persone. E poco importa che la citazione magari fosse il frutto della pellicola più che della carta stampata. In un mondo in cui le storie passano da un mezzo all’altro ma in tutti i mezzi si animano grazie a una comunità che li condivide, quella comunità esiste, si riconosce.

Così, invece di consigli e ricette per ovviare all’emergenza, io vado cercando un modo per esplodere la bolla e mescolare le carte, quelle lette e quelle della spesa, per provare a far germogliare curiosità e desiderio per le belle storie lì dove si costruisce senza parole. Lascerei libri dentro il carrello, ma caro mi costerebbe. Affiggerei copertine di libri sui manifesti pubblicitari con commenti entusiastici di lettrice, ma mi arresterebbero.

Più semplicemente quello che posso è diffondere letture, le mie, le nostre, al posto delle solite foto di luoghi instagrammabili, quelle tipiche di chi in vacanza scatena il cellulare per mettere in scena la propria estate, un viaggio, uno status symbol. Potrei condividere foto dei magnifici viaggi che sto facendo nei libri.

Con questa idea in testa, ecco le mie cartoline dell’estate. Io d’estate viaggio un sacco!

Io quest’anno sono andata in crociera con David Foster Wallace, Una cosa divertente che non farò mai più, Minimum Fax, pp. 151 Euro 15. Le grandi navi da crociera sono terribilmente d’attualità quest’estate. Le grandi navi su cui mi porta David sono del tutto plausibilmente identiche a quelle che rischiano di schiantarsi ogni giorno sulle calli veneziane. Un grosso carrozzone di efficienza e limpidezza, in cui dovrai necessariamente divertirti e sentirti coccolato come non sei mai stato in vita tua. Così dannatamente coccolato da percepire nitidamente un desiderio di morte. Una scrittura divertente, ricca di parafrasi e paranoie, come solo un grande narratore poteva tenere insieme sulla scia sottile di una nave da crociera, in cui avviene tutto quello che succede d’estate quando mettiamo in pausa le nostre vite. Ovvero niente, ma tutto ciò che stranamente riteniamo essenziale.

Sono stata poi in Nessun dove, di Neil Gaiman, Fanucci editore, pp. 285 euro 9,9. Adoro la scrittura di Gaiman: pochi come lui sanno passare dal romazo al fumetto al cinema e conservare sempre lo stesso timbro di voce. Qualche anno fa avevo apprezzato American Gods, avevo divorato le storie di Sandman, il dio del sogno (l’episodio in cui ispira Sogno di una notte di mezza estate a Shakespeare mi aveva letteralmente mandato in brodo di giuggiole). Una cosa da nerd, mi dico ogni volta, e poi rileggo Gaiman e provo la stessa soddisfazione. Nessun dove è un romanzo pieno di personaggi al limite tra action movie, gotico, fumetto. La combattente Hunter, vestita come cat woman, che sbaraglia grossi e grassi contendenti, la piccola Porta, minuta ma piena di magia, il goffo Richard, dal mondo di sopra, i due assassini Croup e Vandemar che parlano rinascimentale ma vanno giù pesante quando uccidono. Gaiman non è autore che salva i suoi personaggi con un lieto fine precalcolato. Quando meno te lo aspetti, cambia tutto. Lo adoro. Godibile come un film della Marvel o la nuova stagione di Stranger things.

Ultimo viaggio nel Rinascimento di Marguerite Yourcenar. La sua Opera al nero, in Economica Feltrinelli, pp 283 ha ancora il prezzo in lire, 12.000 lire per l’esattezza. Mi aspettava sullo scaffale da tempo inenarrabile. Ho atteso il momento in cui potessi tirare un lungo sospiro. Mi sono immersa in un Cinquecento di monaci poco ascetici, giovani cavalieri meschini, pieni di voglia di mondo e di vita, silenziosi inventori muscolari, intenti a cambiare il modo in cui le cose si sono sempre fatte grazie a leve e ingranaggi mai incastrati prima. Un mondo nuovo antichissimo che si disvela con un linguaggio difficile come solo una autrice profondamente dedita al suo lavoro di ricostruzione storica e mentale poteva creare. Come per le Memorie di Adriano anche nell’Opera al nero sento la lingua della scrittrice andare incontro al tempo che rappresenta, farsi sostanza in cui immergersi per provare l’emozione del viaggio in una cultura altra. Il rinascimento di Zenone, il protagonista, è prima di tutto nella forma della frase, nei pensieri articolati che si sviluppano a partire dai suoi lunghi studi e si vanno a scontrare con la dura meschinità della realtà. Sempre meschina, anche quando vivi nella stessa epoca di Leonardo. Perché i tempi cambiano e gli uomini pure, ma nulla ci garantisce dal non dare il peggio di noi stessi, anche se abbiamo a lungo studiato e percorso le epoche precedenti e anche se nel nostro tempo conosciamo il genio.

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