A taaavola*

  • Marina 

Tortelli ricotta e spinaci, Polpette al sugo, insalata

All’inizio era un tabellone enorme affisso fuori dalla porta del nido convenzionato. Sotto ogni giorno della settimana un menu, in riga i nomi dei bambini con tante piccole foto, vicino a ogni nome delle lettere a simboleggiare se avevano mangiato, se avevano fatto la cacca, se avevano dormito. Ricordo quell’anno e mezzo di nido come una griglia dentro cui mi sembrava di non essere uscita ancora dalla sua quotidianità, anche se non era con me fisicamente per circa 8 ore al giorno.

Riso bianco, fettina panata di platessa, patate e carote

Fu un attimo e dovetti cercare on line un lungo pdf, alla fine ritrovato sul sito del comune di Roma, dipartimento per i servizi scolastici. Se perdevi di vista la settimana in cui eri per ricostruire cosa avevano mangiato dovevi fare il raffronto con la stampata appesa alla porta dell’aula della materna. Una matrice perforata sarebbe stata più comprensibile. Le maestre più generose attaccavano una molletta accanto alla settimana giusta. Le altre ti lasciavano in balia di racconti inframmezzati a incomprensioni e cambi di programma: la cotoletta diventava fettina, la pastina pastasciutta e qualche volta non era la bimba a non sapere cosa aveva mangiato, ma quello che aveva mangiato a non sapere cos’era stato in un’altra vita.

Mercato rionale, a sud

Pennette in salsa rosa, bistecca di maiale, finocchi

A un certo punto è venuta la app. La app ci ha reso dipendenti: accendi il telefono e trovi in una sola schermata senza scroll il menu del giorno tutto intero. Corrisponde al 95% con quello che effettivamente mangeranno, il 5% è il bis che non hai considerato. O quello che lasceranno nel piatto. La mia è difficile che lasci qualcosa. A volte è la fame che può più del piacere di mangiare. Però sempre la app ci guida ogni mattina. I giorni in cui si blocca, non è aggiornata, non va, panico e disperazione! Quei giorni riusciremo sicuramente ad azzeccare la stessa cena dopo lo stesso pranzo: polpette a scuola, polpette a casa. E dire che non cuciniamo polpette tutti i giorni, ma abbiamo questo talento innato. E qualche volta nel confronto siamo pure capaci di perdere.
(Il plurale è d’obbligo, visto che a casa la cucina serale è quasi equamente spartita, con lieve sbilanciamento dalla parte del padre che cucina di più e meglio!)

Caterina e la nonna nella preparazione degli gnocchi

Fusilli al pesto, formaggio, carote alla julienne

Nel tempo è cambiato il rapporto con la mensa, come cambia il rapporto con la scuola. Più impersonale, più distante. Dalla conta delle cacche giornaliere, siamo qui a chiederci cosa accada tra quelle quattro mura. Fa tutto parte del percorso di crescita e allontanamento: mantenere il contatto con la quotidianità dei bambini è operazione sempre più complessa e per tanti versi ci sono cose che non vorrei neppure sapere. Perché imparino a cavarsela da soli, ma pure un po’ perché ogni volta che alcune dinamiche scolastiche arrivano a casa, queste denunciano tutta l’inadeguatezza del mondo adulto davanti all’universo dei bambini. Nel confronto, gli adulti perdono sempre.

Frutta di stagione: pompelmi melograni e mele

Biscotto e succo

Ecco, la mensa. Fa parte del percorso di crescita. I bambini imparano a condividere lo stesso cibo, fanno parte dello stesso gruppo a tavola, a volte si passano bocconi, a volte se li rubano. Mangiano molta pasta, in Italia, mangiano carne e pesce, purtroppo molto spesso talmente lavorati da avere perso le caratteristiche che li rendano riconoscibili come carne e pesce. Non tutto educa, non tutto fa bene, ma fino alle scuole medie, in cui all’improvviso questi bambini sono considerati adulti da poter possedere un cellulare e un abbonamento dell’autobus, questi bambini sono ancora oggetto di cura, sono ancora una comunità da amare e curare, non solo una comunità da educare. Questo fa delle scuole elementari un grande progetto di welfare oltre ché un grande progetto educativo. Dovremmo difendere questo sistema dagli eccessi e dalle inefficienze, non dibattere dell’isee che dà diritto a questa o quella rata. Dovremmo interessarci che tutti i bambini possano accedere alla stessa cultura del cibo come collante, non come emblema identitario. Non è l’identità che dovrebbe interessarci ma la comunità.

Pompelmo

C’è solo una cosa che non digerisco, letteralmente. Manuela lo sa perché la ossessiono con questa cosa. Il biscotto preimbustato singolo in imballo di plastica. Duro, singolo. In imballo di plastica. Il simbolo di tutti i mali della contemporaneità: non piace, non fa bene e inquina pure. L’eccesso che dovremmo ricacciare indietro, accettando di gestire la merenda magari con un po’ meno agio, meno comodità, ma più natura.

*Non potevo non citare una delle coppie di autori più divertenti in circolazione: “A taaavola!” Maudet / Escoffier, Babalibri

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